Caratteristiche tecniche
Formato libro 17 x 24 cm
Carta avoriata di 120 gr/mq
Copertina e sovraccoperta
Cucito a filo refe
Pagine 688
ISBN 979-12-81420-05-2
Nel presente volume Bova pubblica in
versione integrale 90 pergamene del Capitolo
e 70 della Curia provenienti dalla Mater
Ecclesia Capuana (comprese tra il 1303 e il
1314), 86 in Appendice (comprese tra il 1280
e il 1497), per un totale di 246 unità. A
tale cifra si aggiungono 31 regesti di atti
in pessime condizioni da lui stesso
elaborati, e altri 37 di atti deperditi
lasciati dal canonico Iannelli.
In tutto sono presentati 314 pezzi.
Pervengono come sempre dalla comunità
scientifica mondiale apprezzamenti per
l'opera di Bova, riconosciuto unanimemente
tra i maggiori studiosi del Sud Italia: «I
have admired your work for many years, as I
hope you know, and I marvel at your patience,
your scholarship, and your love of Capua and
its history. The cite is lucky to have a
istorian like you» (Th.-F. Kelly, Harvard
University); «di Bova mi è noto lo
specchiato valore scientifico e il certosino
zelo del ricercatore» (M. Duhvi Corcione,
Università di Napoli "Federico 11'"); il
lavoro di Bova apre un importantissimo fondo
documentario» (W. Maleczek, Universität Wien);
«lavoro impressionante che è alla base di
tutta la ricerca» (Ph. Bernardi, Université
Panthéon-Sorbonne, Paris 1); «la sua opera è
da gigante della ricerca scientifica» (J.-P.
Boyer, Université de Provence Aix-Marseille);
«da storiografia di Bova, si può dire -
sull'esempio di Marc Bloch-, preferisce la
dinamica investigativa alla statica
sistemazione, contrariamente a quanto si
possa pensare di quella scienza storica che
è la diplomatica» (Antonio Falcone); «Nelle
opere di Giancarlo Bova la materia
paleografica si fa viva e presente, a
dimostrazione del fatto che tali studi non
sono rivolti solo a un pubblico altamente
specializzato. In lui la paleografia si
fonde con la storia, la linguistica,
l'antropologia, l'archeologia e la
filosofia; diventa un insieme armonico e
piacevole, pur nell'ambito di un rigoroso
metodo critico» (Cristina Cantiello); «non
possono che sorgere apprezzamenti per la
sistematicità concettuale che Bova
espressamente persegue, servendosi di
molteplici categorie interpretative al
servizio di specifiche ipotesi di lavoro. Il
discorso critico-esegetico non risulta mai
generico o astrattamente formale; ciò
determina conclusioni sempre ben coordinate
con l'ordine logico del ragionamento
intrapreso» (Donato Di Stasi). Particolare
attenzione meritano alcune citazioni
relative alle domus Templi del territorio
(1222, 1293, 1305, 1308, 1326), alle
Constitutiones Ecclesie Capuane (1307), in
aggiunta ai documenti relativi alle badesse
del monastero di S. Giovanni delle Monache,
Aldiarda Pandona (1277-1286) e Galgana
Graeca (1286-1339), a quelli relativi agli
arcivescovi Giovanni Capuano (1301-1304),
Andrea Pandone (1304-1311), Ingeranno Stella
(1312-1333), Stefano della Sanità (1364-
1380) e Filippo Barile (1406-1435), nonché
al privilegio con cui nel 1497 re Federico
confermava a Esaù Ruffo la terra di Bagnara
in Calabria.
Di recente rinvenimento sono i documenti che
si riferiscono alla presenza a Capua di
Leopardus sacerdos tra il 1303 e il 1310.
Risulta importante un transumptum certorum
bonorum sitorum in villa Marzanisii, redatto
da Guglielmo de Cavalcantibus, regius
baiulus civitatis Capue (1399). Non mancano
importanti atti riguardanti il logoteta
Bartolomeo de Capua, oltre a Nicolaus de
Caserta, finora ritenuto autore degli
affreschi della cappella di S. Leonardo
nella chiesa di S. Margherita a Maddaloni, e
ad altri pittori del territorio. Nuovi e
originali gli studi sull'assistenza
medico-sanitaria delle due Capua che Bova
conduce da un trentennio presso l'Archivio
Arcivescovile.