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Gusto del
Bello, inclinazione al fantasticare,
aspirazione all'Ideale, tensione verso
l'Infinito, passione, carnalità, noia,
angoscia, follia, ispirazione impetuosa:
ecco, la mia poesia... altro non è una
fusione armoniosa di quelle che sono le
forze primigenie della natura umana.
Uomo,
nessuno ha mai sondato il fondo dei tuoi
abissi, scrive Charles Baudelaire in uno
dei suoi celebri versi, alludendo
all'inesistenza di una scienza capace di
indagare l'uomo, di scinderlo e
racchiuderlo entro schemi universali: un
poeta, dunque, che con i suoi slanci
dirompenti e con tutto l'ardore si fa
interprete di questa natura misteriosa,
mossa da passioni oscure e da forze
irrazionali, non aspira a spiegare
l'uomo, da un lato perché il suo mistero
l'affascina, dall'altro perché sa che se
anche ci provasse finirebbe in un oscuro
razionalismo, ovvero il contrario della
poesia. Ciò che conta al di là di
tutto è esprimere l'uomo,
renderlo visibile attraverso la 'bellezza',
senza però svelare il mistero di fondo. |