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OLIMPIA PELOSI
NADJA
(frammenti di un ritorno)
A. Breton e la femminilità trasparente
109 pagine
formato 4x21,5 cm

anno 1981

La Nadja di Breton si situa al centro di istanze e di contrasti irrisolti, propri non solo del surrealismo, ma di tutta la cultura europea del '900. La sua importanza sta proprio in questo in questo suo essere nodo complesso quanti altri mai, accumulo fascinoso di teorie nuovissime ma non del tutto assimilate (e perciò vissute col senso del "meraviglioso") e riflusso incessante nel vecchio che torna ad insidiare la rete delle parole. Il "romanzo" è un insieme di frammenti, un coagulato di particelle semplici in continua attrazione e repulsione; ma è pur esso, nel suo insieme, un frammento alla deriva, poliedrico e mutevole, eppure compatto e suggestivo. Nel suo svolgersi Nadja diventa simbolo dei suoi simboli, deontologia analogica di incomparabile fattura, mondo in cui volutamente il vecchio è distrutto e inesistente e il nuovo s'affaccia a tratti, per folgorazioni improvvise.
La geometria non euclidea, giocata sull'asse più profondo della narrazione come suggestione intravista, s'impossessa dell'intera costruzione dell'opera. Essa, come una galassia, è una doppia spirale in cui il punto opposto è il punto di partenza sul quale «colui che da estreme lontananze viene incontro» a se stesso lancia all'altro sé un grido disperato e infinito.

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Aggiornato il: 21 marzo 2004