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A PROPOSITO DI CARMEN (Pag. 232 e segg.):

La magnifica e breve ouverture, con cui inizia l’Opera, c’ introduce subito al tema dominante del torero Escamillo – l’odiato rivale che porta via a don Josè il cuore di Carmen – seguito immediatamente dall’eco, angolosa e colma di funesti presagi, del tragico finale: si tratta di espedienti utili e non certo adottati in modo sistematico o esauriente.

Ecco la piazza di Siviglia con la sua caserma e il tabacchificio, ove la storia ha inizio: il canto dei militari addetti alla manifattura, la bella e solare Micaëla in cerca di don Josè, e il chiassoso sciamar dei monelli che – durante il cambio della guardia – scimmiottano allegramente il cerimoniale dei soldati.

Suona la campanella della fabbrica ed ecco le operaie in libera uscita con i loro sigari fumanti e il loro canto; l’ingresso spavaldo di Carmen – la bella gitana corteggiata da tutti – che si presenta subito con la celebre Habanera, motivo non originale di cui s’avvalse Bizet per dar corpo ai suoi versi sulla volubilità dell’amore:

     «uccello ribelle, che non conosce regole, né leggi…

  Tu l’insegui, ti sfugge… tu lo fuggi, ti segue.».

L’amore: eterno gioco delle Parti, che fa bello il gioco e, proprio per ciò, pericoloso e tragico, come si dimostrerà alla fine.    

      Abbastanza lineare è la storia di Carmen, seducente e sfrontata, sensuale e inebriante: ogni uomo vorrebbe tutta sua e tutta per sé quella gitana, che – come l’uccello della canzone – è inafferrabile, indomita e indomabile, e non può essere ridotta in confini domestici. E’ di una femminilità traboccante: strega gli uomini per catturarli e li getta via senza rimpianto.

Non è Violetta, alla quale – vittima delle convenzioni – è vietato il riscatto e muore nel momento stesso in cui son cadute tutte le barriere; non è ThaÏs – la mitica cortigiana d’Alessandria –, che si spegne redenta mentre il suo salvatore perde l’anima, dannato dalla febbre dei sensi; e non è nemmeno Magda di Civry, anche lei prostituta d’alto bordo, la quale – ricalcando un po’ la storia di Violetta – con cervellotica decisione (tutta da melodramma) – rinuncia ad iniziare una vita normale e onorata, quando ha già il consenso e la benedizione della mamma di Ruggero. 

Pur essendo donna fatale, non è nemmeno Lady Macbeth, che la sete di potere porterà alla distruzione propria e di chi la circonda.

Carmen ostenta le sue grazie e si vanta delle sue conquiste; fuma sulla scena, seduce soldati, corrompe funzionari doganali e fa contrabbando di nascosto. Ma è affascinante, intelligente, fatalista e a volte persino tenera, e la sua musica è così accattivante ch’è impossibile sfuggire al suo magnetismo.

Non è schiava al potere del maschio.

E’ il simbolo stesso della Donna fatale, l’Eterno Femminino che coinvolge, sconvolge, seduce, rapisce e trascina; ce lo confessa il Duca di Mantova, lo spregevole libertino di “Rigoletto”, che proclama: -“La donna è mobile, qual piuma al vento…”, ma è felice soltanto chi sul suo seno può libare amore

A differenza delle altre femmine di vita, Carmen è lei che comanda: lei decide a chi, dove, come e quando concedersi, quanto e per quanto legarsi…

Padrona e arbitro del proprio destino: libera sempre, ad ogni costo, senza remore e senza freni, fino all’ultimo respiro! 

E morirà sulla scena per la sua libertà.

***

Ma Carmen è anche la storia di Don Josè – il bravo ed onesto ragazzo di paese, militare di stanza a Siviglia –, cui la mamma invia un po’ di danaro e una lettera per tramite di Micaëla, l’orfanella diciottenne dagli occhi azzurri e dalle trecce d’oro accolta in casa, che vorrebbe per nuora, considerato che i due giovani già si vogliono bene.

Il brigadiere dei dragoni è ardente e ingenuo, ignora che nel fiore di gaggia – lanciatogli da Carmen durante la sua provocatoria habanera e finito là ai suoi piedi – è il seme del desiderio che si rivelerà metastasi per il cuore.  

Se ne accorgerà poco dopo, quando – ubriacato dalle seduzioni della zingara che sta per tradurre in prigione – la lascia scappare per incontrarla alla taverna di Lillas Pastia, dopo un mese passato agli arresti e dopo essere stato degradato.

Carmencita danzerà, allora, solo per lui, mentre un dannato contrattempo lo costringerà a unirsi ai contrabbandieri là, tra le montagne dell’Andalusia.

      Saranno giorni di felicità e d’avventura, che metteranno a dura prova il carattere volubile di Carmen, già stanca dell’uomo possessivo, che si è dimostrato l’amante.

      Josè vuole la donna tutta per sé, non può neppure pensare di abbandonar la sua zingara. Non sa accettare o dividere Carmen con un altro uomo: per questo la ucciderà.

Morta, la sentirà finalmente tutta sua, per sempre.

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Da:  PARSIFAL (Pag.347 e segg,)

Come già evidenziammo, la complessa ed emblematica trama delle Opere in Wagner non ha come scopo solo la vicenda, godibile o meno, ma fine a se stessa: tutto convoglia ad un insieme di ipotesi, di problemi, d’interrogativi e di supposizioni per non facile soluzione; gli studiosi s’affannano a capire, a cercare d’interpretarlo appieno, spesso attribuendogli concetti ed intenzioni nemmeno lontanamente pensati: un po’ come succede per il Sommo Poeta.

E in questo sono pregio e condanna, propri del Genio.    

Protagonista come Siegfried, Parsifal è anch’egli un predestinato, cresciuto da una madre che (‘quasi folle’, precisa il testo) cerca preservarlo dalla civiltà, dalle tentazioni e dalle devianze, che questo comporta; il puro-folle, è una sorta di caos primigenio in attesa di essere plasmato, di prendere forma; e – mentre Siegfried non conosce la paura – Parsifal non conosce la sofferenza, la compassione, e la compassione per la sofferenza, indispensabili alla redenzione.

Come “L’Anello del Nibelungo”, anche quest’Opera – pur cercando di affrancarsi da Miti e da Leggende – non riesce a liberarsene appieno.

Ed ecco che il Musicista va ad attingere ispirazioni buddiste con la Reincarnazione di Kundry: è Erodiade, che derise Gesù, o Maria Maddalena, suo tredicesimo Apostolo, prediletta?...

Non c’è consentito conoscerlo con sicurezza.

Il personaggio è un misto di angelico e di diabolico, diabolicamente-angelico, che immerge lo spettatore nell’atmosfera magica, magistralmente creata dalla musica, e che – qualche anno dopo – Jule Massenet saprà, con pari maestria, trasfondere in Manon e in Thaǐs, sue stupende eroine.

Resta la vicenda, come ci viene proposta.

Parsifal, il predestinato, che alimenta, sin dall’inizio, le fondate speranze del vecchio Gurnemanz, ma che – posto dinanzi al mistero dell’Eucaristia – resta come folgorato.

E delude.

Così – anche se predestinato redentore – deve essere, a sua volta, redento; e lo fa attraverso le tentazioni di Kundry, superando le quali attinge le vette dell’Agape oltre ogni limite terreno, fino alla coscienza della compassione (quella che illumina la religione di Cristo), grazie alla quale realizza la redenzione sua, dello impuro Amfortas e di Kundry – sospesa nel Tempo – che, scontato il suo debito, trova finalmente la Pace.

Deluse resteranno le aspettative di Friedrich Nietzsche (1844-1900), amico d’un tempo, che aveva sperato vedere nel Compositore il vendicatore di Dioniso, simbolo dell’arte tragica greca, vinto e umiliato da Gesù agli albori del Cristianesimo.    

Pur se profondamente turbato e commosso dinanzi alla grandezza di tanta musica, Nietzsche gli contesta che – partito dalla distruzione del Walhalla, l’Olimpo degli dèi nordici – aveva finito, come vuole una certa tradizione filosofica e musicologica, per inginocchiarsi di fronte alla Croce.

      Invero, bisogna riconoscere che per Wagner ““Parsifal divenne una specie di sintesi finale dell'evoluzione del suo spirito.

      “Pessimismo schopenhaueriano, religiosità cristiana, misticismo buddistico si fusero insieme in uno stato d'animo unitario di vicinanza a Dio nella rinunzia e nella pietà.””

      Per cui ““Parsifal, il puro folle, reso veggente dalla pietà – alla fine – redime nella rinunzia e nella religione della pietà la vita intessuta di peccato e di dolore, e la restituisce, disciolta in estatica beatitudine, alla pura luce di Dio.”” (G.Gabetti)

 

 


 

 

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Aggiornato il: 12 settembre 2017