Ho scelto la Zauberflöte di Mozart perché
si adatta a qualsiasi interpretazione e
fantasia.
È mia intenzione, pertanto, presentare
attraverso la serie di costumi un lavoro
improntato sulla dimensione teatrale, di tipo
favolistico, ma soprattutto non lontano da ogni
significato simbolico, perché favolismo e
simbolismo sono gli aspetti caratterizzanti la
Zauberflöte, frutto di un genio figlio del suo
tempo, formatosi ai grandi ideali
dell’Illuminismo.
Alla luce di queste considerazioni anche la
scenografia ed i costumi, per il loro impatto
visivo, diventano fondamentali per la
comprensione globale dell’opera mozartiana e ne
devono, di conseguenza, rispecchiare anch’essi
cultura e significati; ed è quanto ho cercato di
realizzare con questo mio lavoro, che non ha,
ovviamente, la pretesa di essere esaustivo ma
solo indicativo di una metodologia
rappresentativa che voglia consentire, come ho
detto, al fruitore, comprensione e godimento
nella loro interezza.
Dopo un approfondito studio teorico, da cui ho
estrapolato solo i punti essenziali, il mio
impegno si è indirizzato lungo questa strada:
colori suggestivi, pieni di contrasti, ricerca
di tessuti adatti alla realizzazione; questa è
stata la mia materia base.
Ogni personaggio deve essere caratteristico, con
suoi colori, una sua luce, un suo trucco.
Un lavoro non ancora maturo, ma che sicuramente
con l’esperienza futura potrebbe trasformarsi in
risultati più specializzati.
Ogni costume deve avere una “natura magica”;
ogni personaggio deve possedere una propria
energia, composta di colori sgargianti, con
effetti di glitter e specchi, che danno sul
piano ottico percettivo bizzarre creazioni.
Superfluo presentare costumi stereotipati,
copiati chissà da dove; il mio lavoro intende
essere una esplosione originale di creatività,
dove la varietà dei colori produce un effetto
scenico inusitato.
A tale scopo ho prodotto una serie di tavole,
ognuna corredata da una descrizione ragionata e
motivata dei costumi, nonché cenni sul
simbolismo dei personaggi, degli animali, e sul
contenuto musicale.
Le tavole sono precedute da un breve excursus
interpretativo della Zauberflöte con agganci
alla simbologia massonica.
Eleonora Corrado, nata a Salerno
nel 1978, consegue la Maturità Artistica e si
laurea a Firenze in “Progettazione della moda.
Tecnico di progetto in prodotti per lo
spettacolo”.
Ha partecipato, sin da giovanissima età, a
concorsi di pittura e grafica, ottenendo diversi
attestati di riconoscimento e premi. Si è
dedicata al settore progettuale “sposa” con
sfilate di moda, arrivando ad essere a
diciassette anni finalista di un concorso
nazionale. Ha collaborato come universitaria a
spettacoli teatrali, e ha realizzato,
nell’ambito didattico, costumi storici e, per la
tesi di laurea, il costume di Liù dell’Opera
“Turandot” di Puccini.Ha
maturato esperienze di stages al Comunale di
Firenze e al San Carlo di Napoli.Ha frequentato corsi di grafica
computerizzata e ha seguito in backstage varie
rappresentazioni artistiche musicali. Per inviare una e-mail
all'autrice
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ARGOMENTO
ATTO I
Il principe Tamino, smarrito nel regno della
Regina della notte, incontra un serpente
velenoso, dal quale fugge con in mano un arco
senza freccia e, incapace di vincerlo, sfinito
sviene.
Tuttavia le tre damigelle della Regina riescono
a uccidere il mostro e riconoscono in Tamino
l’eroe liberatore di Pamina, fatta prigioniera
da Sarastro.
Quando il principe si risveglia, vede davanti a
sé l’uccellatore Papageno, il quale si vanterà
di aver ucciso il serpente, ma è subito punito
dalle damigelle con un lucchetto alla bocca.
A Tamino, invece, verrà consegnato un ritratto
di Pamina ed egli subito se ne innamora.
Appare in persona la Regina della notte, la
quale si mostrerà madre buona e umile, con
l’unico scopo di persuadere il giovane a
liberare la figlia.
Papageno verrà sciolto dall’impedimento e,
liberato, gli verrà conferito il compito di
seguire Tamino.
Le damigelle consegneranno ai due un flauto
magico e un Glockenspiel (campanelli d’argento)
che li proteggerà, mentre tre fanciulli, che
fanno ingresso, saranno i consiglieri.
Pamina tenta di fuggire dal Palazzo di Sarastro,
ma il moro Monostatos, incaricato di
sorvegliarla, riesce a riacciuffarla.
Papageno arriva giusto in tempo, con un insolito
aspetto, che incuterà paura a Monostatos, e
annuncerà l’arrivo del principe.
I fanciulli conducono Tamino davanti al tempio
della saggezza, della ragione e della natura;
raccomandandolo alla fermezza, alla pazienza e
al silenzio.
Un sacerdote esce dal tempio della Saggezza e
chiede a Tamino cosa sta cercando; inoltre gli
rivela che Sarastro non è un tiranno, e si
rifiuta di farlo entrare, in quanto il suo animo
è sopraffatto dall’odio.
Delle voci all’interno del tempio informano il
giovane che Pamina è ancora viva, e si metterà a
suonare il flauto magico per la gioia, attirando
a sé numerosi animali selvatici allietati
dall’incantevole suono.
Anche Papageno riconosce il timbro di quel
flauto, e risponde con il suo flauto di Pan, e
per allontanarsi da Monostatos, fugge insieme a
Pamina.
Papageno riuscirà a rendere Monostatos
inoffensivo con il suono del Glockenspiel, ma
all’improvviso entra trionfale Sarastro.
Pamina si getta ai suoi piedi e chiede di voler
tornare da sua madre; Sarastro non
accondiscende, propenso com’è ad affidarla sotto
la guida di un uomo.
Nel frattempo Tamino arriva nel tempio, i due si
attraggono e si abbracciano, prima che venga con
Papageno condotto al tempio della prova.
ATTO II
Sarastro riunisce tutti i sacerdoti per proporre
Tamino come iniziato alla saggezza, passando
attraverso prove rituali, anche a rischio della
morte.
Tamino con Papageno vengono introdotti: l’uno
accetta le prove, l’altro esita.
La prima prova consiste nel rimanere in
silenzio.
Le tre damigelle insidiano i due per tentarli:
Papageno è trattenuto dal parlare da Tamino
mentre, in ultimo, esse verranno risucchiate
dalle tenebre.
Monostatos scorge Pamina addormentata, tenta di
sedurla, quando appare la Regina della Notte
che, per vendetta, vuole convincere la figlia a
uccidere Sarastro ed impedire l’iniziazione di
Tamino.
Monostatos, che ha sentito tutto, esige l’amore
di Pamina come ricatto in cambio del suo
silenzio, ma interviene Sarastro che lo scaccia,
e poi consola la fanciulla.
Tamino e Papageno ancora soli per la prova del
silenzio.
Appare una vecchia che si scoprirà essere
Papagena; Papageno è esortato dai fanciulli ad
avere pazienza, facendo silenzio, e solo dopo
gli verrà concesso di mangiare e bere.
Pertanto alla venuta di Pamina entrambi
rimarranno senza parlare, lasciando la fanciulla
profondamente rattristata di fronte all’ostinato
silenzio, che lo scambia per indifferenza del
giovane.
Sarastro fa incontrare i due giovani perché si
dicano addio prima delle prove più dure, mentre
Papageno non è in grado di proseguire, ma gli
verranno condonate le colpe.
Egli desidera una vita semplice e una moglie da
amare, simile a lui: Papagena apparirà nelle
vere sembianze, ma subito sparirà, facendolo
rimanere male.
L’intervento dei tre fanciulli impedirà il
suicidio di Pamina e la convince a seguirli nel
luogo dove Tamino affronta la seconda e suprema
prova, quella del fuoco, dell’acqua e dell’aria,
scortato da due armigeri.
Pamina consiglierà Tamino di usare il flauto
magico durante l’impresa: insieme riusciranno a
uscire indenni dagli ostacoli e saranno ammessi
alla felicità.
Papageno si abbandona alla disperazione e allo
sconforto, giacché crede di aver perso la
compagna. I fanciulli impediscono un altro
suicidio, quello di Papageno, esortandolo per
riavere la sua amata, a suonare il Glockenspiel.
In questo modo Papagena ricompare per diventare
definitivamente la sua donna.
La Regina, le damigelle e Monostatos si
introducono di nascosto nel tempio, per
realizzare i loro progetti di vendetta contro
Sarastro.
Verranno sospinti nelle tenebre, mentre Tamino e
Pamina si librano per sempre nel regno del sole.